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Concorsi » Abitare a Milano - 2005



 
Abitare a Milano: nuovi spazi urbani per gli insediamenti di edilizia sociale ( Via Ovada )
L'isolato Complesso ed Il Parco Incassato

Progettisti:
 Tina Pannone,Antonio Pelella,Diana Verde, Francesca Verde

 Collaboratori:
 Antonella Celsi, Raffaelina D'aniello

 Consulente:
Marco Cante 

Milano - Italia
2005


 
 

 
UN ISOLATO COMPLESSO 
 
Perseguendo allo stesso tempo la figura del frammento e quella della continuità, proponiamo per la Via Ovada un isolato complesso che assimila alcune valenze fisiche e alcune potenzialità del sito, riproponendone nuovi ruoli e significati. Per quanto il concept sia già stato definito in termini diagrammatici dal bando, il progetto ne sviscera ed elabora alcuni spunti deviando talvolta dai suoi contenuti.
 
 
La continuità dello spazio aperto è volontariamente resa complessa da una sua apparente negazione. L’idea di formare fronte strada compatto, opposto al quartiere Barona, ci ha spinto verso la scelta del prospetto ininterrotto secondo una sua ipotetica proiezione ortogonale e, tuttavia, sconnesso nella sua fisicità attraverso gli slittamenti dei corpi edilizi e nell’apertura di alcuni varchi puntuali. Allineamenti sfalsati sia nella direzione nord-sud sia in quella est-ovest sono applicati per garantire la fittizia continuità suddetta e la definizione di corti appartenenti alle residenze. L’accostamento fra differenti spazi abitabili avviene così tramite la costruzione di ostacoli attrattori prima e successivo rivelamento di spazi inattesi poi. La continuità degli spazi aperti, così come la loro visibilità, è da conquistare essendo contaminata da transizioni o spazi- soglia.
 
 
 
L’adattamento di questo procedimento planimetrico per slittamenti e traslazioni, ci porta a trattare la presenza della palestra CONI come frammento già incluso nel disegno generale del lotto che trova nella residenza studentesca – da progettare successivamente ma già definita come diretta filiazione della batteria residenziale proposta – la sua logica testata terminale a est dell’isolato. Così, nonostante la discontinuità dovuta alla presenza della palestra e la relativa isolabilità dei singoli elementi in gioco, tutti i componenti dell’isolato, suolo compreso, sono da considerarsi come un unico manufatto.
 
 
Criteri calligrafici, volutamente bidimensionali in alcuni casi, unificano il pattern del disegno generale tramite allineamenti, solo parzialmente concretizzati in costruzione, e campi di pavimentazione o di erba che si sovrappongono ai diversi ambiti, generando così un parterre di spazi aperti reciprocamente disturbati dalle rispettive aree di influenza.
 
 
 
Tale principio della decalcomania è stato applicato anche agli alzati prevedendo sul fronte via Ovada una incisione orizzontale raggruppante tutti i corpi abitativi che è sovrapposta ai fronti. Il suo andamento a risega ricalca, indipendentemente dallo stacco fra un corpo e l’altro, alcune linee di riferimento nell’impaginazione generale degli alzati. Viene trattato così come un unico prospetto tutto il fronte su Via Ovada, anche se giacente su piani sfalsati. I fronti interni dei corpi più bassi, visibili dal parco verso l’isolato, sono allo stesso modo sviluppati come un unico oggetto, composti cioè simultaneamente a grandi campi orizzontali loggiati leggermente sfalsati in altezza.
 
 
Questa procedura di scarti e sovrapposizioni si avverte anche nei profili territoriali che accettano leggeri movimenti di terra, parzialmente sfasati rispetto agli ingombri planimetrici. Al di sotto dei corpi abitativi bassi, rivolti verso il parco e svuotati nell’attacco a terra, le corti si estendono secondo una leggera pendenza ed un successivo recupero della quota strada, articolando il trapasso nella penetrazione ideale dalle corti stesse all’ambito del parco fino in fondo all’area di progetto. Il trapasso è prettamente visivo poiché il passaggio diretto è consentito solo in alcuni punti speciali mentre vasche di acqua e incisioni orizzontali al suolo, svelanti il vuoto delle rimesse, costituiscono mediazione e separazione fra le corti e l’ambito del suolo progettato.

 
 
L’accesso dalla strada al nuovo insediamento è evidenziato da una tesa flessione, una ammaccatura nella cortina, che apre un varco pedonale generante un sistema di due piazze, la prima in quota e la seconda incassata raccordate tramite piano inclinato gradonato. Questo sistema determina una piazza urbana sottoposta alla Via Ovada sulla quale affacciano attività legate alla classe due dei servizi, per favorire la complessità funzionale del quartiere così come indicato dal bando. Tale piazza inaugura la teoria di spazi semipogei che prevedono la coabitazione fra sistema del suolo e servizi di base. Ricavati per sottrazione dalla piastra di ideale prolungamento della quota di Via Ovada, questi spazi sono incisi da corti e varchi che ne evidenziano appunto lo spessore. Piccole e puntuali emergenze, contrappunti verticali alla prevalente orizzontalità, esprimono l’abitabilità di tale suolo progettato. La sequenza del profilo territoriale trasversale alla Via Ovada, strada- residenza- corte- residenza- suolo progettato- parco, segna il passaggio da una condizione urbana ad una condizione di natura, passando per uno stadio intermedio fra le due. La percorribilità dell’area dalla strada è completata dagli accessi carrai che portano direttamente alle rimesse ricavate nello spessore del nuovo suolo.
 
 
L'’accesso pedonale al nuovo insediamento verso il parco e da leggersi, utilizzando una metafora idraulica suggerita nel bando, come parte di un sistema di navigli, penetrazioni in negativo ai vari ambiti del progetto invertendo il concetto di massa costruita dei moli, di positivo dunque, come indicato nel concept.
 
Il parco assume un ruolo reattivo di inversione della fruizione del quartiere, attualmente polarizzata sugli elementi costruiti data la scarsa definizione degli spazi aperti. Il parco assumerà ruolo catalizzatore fornendo di un contesto le preesistenze. L’ospedale, il collegio, la palestra sono reintrodotti in un sistema che trova la sua focalizzazione nel parco e negli spazi aperti progettati. Per questo si è pensato di far convergere verso lo spazio aperto del parco tali strutture eliminando il perimetro come recinto e sostituendolo come margine permeabile, attraverso varchi idealmente pivotanti attorno ad un asse e congelati in uno stadio preciso del loro movimento di manovra.
 
ALLOGGIO E BIOCLIMATICA
 
Dovendo mediare la richiesta di un tipo abitativo non deterministico ed allo stesso tempo rispettare le indicazioni del B.U.R.L. proponiamo nelle varie pezzature soluzioni di cellula abitativa con zona giorno libera da suddivisioni e con angolo cottura eventualmente isolabile. Questa zona giorno passante fra i due fronti nord-sud, evita disimpegni costituendo il nucleo principale, dotato di una certa flessibilità d’uso, che smista le camere e i servizi. Questi ultimi addossati al sistema scale – cavedi individuano una precisa colonna funzionale e impiantisca nel tipo in linea adottato. Trovano spazio in copertura residenze speciali, come richiesto da alcune associazioni operanti nel sociale, inframmezzate da spazi colletti per attività di formazione, assistenza, promozione culturale e servizi alla persona.
 
Il controllo dei consumi energetici parte da semplici osservazioni sull’orientamento e sull’apporto di energia addizionale tramite il fotovoltaico la cui presenza, assieme alle torri di ventilazione, caratterizza il tetto giardino delle residenze.
 
A sud si prevedono logge fornite di gelosie che funzionano come protezione o come immagazzinamento di apporti solari, a seconda delle stagioni, tramite una gestione usuale e non macchinosa degli infissi.
 
A nord un fronte più chiuso e compatto contiene le dispersioni delle zone notte, mentre la doppia esposizione nord-sud della zona giorno favorisce la ventilazione ed i ricambi di aria.
 
 
I criteri dell’'architettura solare passiva, facendo tesoro delle soluzioni tipologiche ereditate dal buon senso degli antichi, sono da perseguire rispetto ad altre soluzioni più sofisticate.
 
Per il ciclo dell’acqua serbatoi di raccolta provvedono allo stivaggio delle acque piovane, da utilizzare per la cura delle corti e del parco. In questo la pensilina, elemento conclusivo della sinuosa linea di penetrazione dalla piazza incassata al fondo del parco, è essa stessa elemento di accumulo energetico essendo costituita da un tappeto di pannelli fotovoltaici.